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E’ ancora fresco in Alessandria il ricordo dei tragici giorni dell’alluvione
del 1994, quando il grande edificio del
“Sanatorio Borsalino”, invaso dalle acque del Tanaro, dovette essere
sgomberato e cessò l’attività.
Poi i primi tentativi di rinascita. L’idea subito era sembrata buona:
coinvolgere le più importanti istituzioni locali in una iniziativa per
recuperare una struttura sanitaria che, nel contesto cittadino, assume un
rilievo non indifferente sia per il valore storico – sociale, legato ad una
delle più illustri famiglie alessandrine, sia per l’importanza culturale
essendo l’espressione più pura della matrice artistico – architettonica
razionalista, di cui l’Architetto
Ignazio Gardella fu uno dei maggiori esponenti negli anni del primo
dopoguerra.
Con il trascorrere del tempo l’idea prendeva corpo; con deliberazione assunta
in data 14/5/1997 dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Nazionale
“Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria fu affidato ad
un’apposita commissione di esperti il compito di ipotizzare la realizzazione di
un centro riabilitativo polifunzionale.
Le motivazioni per cui si fece riferimento ad un centro riabilitativo sono da
ricercarsi in una carenza strutturale per tale tipologia di intervento
sanitario in Piemonte.
Dal Piano Sanitario Regionale approvato con Legge Regionale 12/12/1997, n. 61 si
leggeva infatti: “Le attività di riabilitazione sono finalizzate a
consentire il massimo recupero possibile delle funzioni lese in seguito ad
eventi patogeni prevenendo le menomazioni secondarie e curando le disabilità al
fine di contenere ed evitare l’handicap e consentire alla persona disabile la
migliore qualità della vita e l’inserimento psico-sociale” inoltre i
due aspetti critici di tali attività sono rappresentati da:
-
“La necessità che le attività riabilitative intervengano nella prima fase della
malattia a rischio di disabilità quando maggiore è il potenziale di recupero.”
-
“La graduazione degli interventi riabilitativi, sia in termini di strutture
eroganti che di tipologia delle attività erogate in base al tipo di
menomazione e disabilità evidenziate ed in base alla fase di malattia in cui si
interviene.”
Il Piano definendo i diversi livelli di intervento:
1° = attività finalizzate a mantenere il paziente al più alto grado di
autosufficienza possibile;
2° = attività tendenti a ridurre conseguenze delle menomazioni che l’individuo
ha riportato in seguito ad un evento patologico per malattia o trauma;
3° = attività rivolte a ridurre quanto più possibile le conseguenze di
specifiche gravi menomazioni causate da eventi patologici per malattia o trauma
(attività collocate in apposite strutture per l’ erogazione di servizi
di alta specialità, quali Neuroriabilitazione, unità spinali, ecc…);
per il triennio 1997-99 inoltre fotografava la situazione esistente per
l’erogazione di prestazioni di riabilitazione in regime di ricovero nelle
seguenti strutture:
• 17 pubbliche per 597 Posti Letto
• 10 private convenzionate per 519 Posti Letto
La definizione della rete ospedaliera indicata dal Piano per il triennio
1997-99 perseguiva l’obiettivo, per la riabilitazione intensiva di disporre in
Piemonte di 4.300 Posti Letto, cioè 1 Posto Letto ogni 1.000 abitanti di
cui 1.300 Posti Letto, cioè 0,3 Posti Letto ogni 1.000 abitanti per la
riabilitazione specializzata
Per quanto riguarda la situazione allora esistente (1997) e le proiezioni
future, oltre ai complessivi 1.116 Posti Letto già esistenti
tra rete pubblica e privato convenzionato si prevedeva l’attivazione di altri
290 Posti Letto per la Riabilitazione Specializzata di cui N. 63
Posti Letto così distribuiti:
• 33 C.T.O. - Torino (unità spinale)
• 15 A.S.O. - Novara (unità spinale e riabilitazione Medullolesi)
• 15 A.S.O. - Alessandria (unità spinale e riabilitazione Medulloesi)
Lo studio fu presentato e gli attori che si risolsero a partire alla fine
rimasero solo in due: l’Azienda Ospedaliera e la Fondazione Cassa di Risparmio
di Alessandria.
Per fare riferimento alla storia della realizzazione della iniziativa
occorre inoltre ricordare che, al momento della gestazione del Piano Sanitario
Piemontese per il triennio 1997/99 esistevano dal lato finanziario:
• un contributo stanziato dalla Regione Piemonte per ripristini
post-alluvionali di 15 Miliardi di lire
• la disponibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria di
mettere a disposizione dell’Azienda Ospedaliera altri 15 Miliardi di lire
Si poneva pertanto il problema della forma di utilizzo dell’eventuale
contributo della Fondazione, in quanto la privatizzazione che regola la
trasformazione degli enti di gestione delle partecipazioni statali in S.p.A.,
fu avviata con Decreto Legge 5/12/1991, n. 386 convertito in Legge 29/01/1992,
n. 35 che, nell’ammettere settori delle attività economiche diverse, esclude il Servizio
Sanitario Nazionale.
La Circolare 10/5/1996 del Dipartimento Programmazione del Ministero della
Sanità ipotizzava la costituzione di società a partecipazione mista
(pubblico-privato) quale soluzione più congrua per le Aziende Sanitarie ma solo
per interventi a forte contenuto tecnico e con connotazioni economiche
più peculiari (gestione del patrimonio, manutenzione, ecc.) e quindi escludendo
le attività sanitarie.
L’art. 9 bis del D.Lgs. 30/12/1992, n. 502 prevedendo:
“Le sperimentazioni gestionali previste dall’art. 4 della legge 30/12/1991, n.
412 sono attuate attraverso convenzioni con organismi pubblici e privati per lo
svolgimento in forma integrata sia di opere che di servizi….A tale fine la
regione può dare vita a società miste a capitale pubblico e
privato”
ribadiva che la competenza alla costituzione di tali forme societarie spettasse
esclusivamente alla Regione .
La Commissione Tecnica nominata dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria aveva,
tra l’altro, il compito di procedere allo studio preliminare del Progetto
“Ospedale Borsalino” con il mandato di:
• Valutare possibilità tecniche e relativi costi
• Verificare e proporre modalità organizzative con riferimento a precisi
indicatori di tipo economico
Nel mese di febbraio 1998 la Commissione tecnica consegnava la propria
relazione, con l’ipotesi di addivenire ad una sperimentazione gestionale
attraverso una convenzione con organismi pubblici e privati e dare vita ad una
società mista. In pratica si trattava di costituire una società per azioni cui
conferire il ramo d’azienda allocato nel Presidio Ospedaliero Borsalino, nello
stato in cui si sarebbe trovato al termine dei lavori. Gli altri soci avrebbero
dovuto conferire denaro. La stessa società avrebbe quindi stipulato con
l’Azienda Ospedaliera idonea convenzione per l’esercizio dell’attività
sanitaria, nell’ambito della sperimentazione.
La formula della società mista era stata ricalcata sull’esempio della “MONTECATONE
REHABILITATION INSTITUTE S.p.A ”- sperimentazione gestionale
realizzata dall’Azienda U.S.L. di IMOLA, approvata dalla Regione Emilia Romagna
con atto n. 496 del 19/3/1996, procedura culminata con la costituzione della
società nel maggio 1997.
Ma l’inevitabilità dei tempi burocratici connessi all’approvazione formale
dell’iniziativa, convinse gli attori a cercare altre vie operative.
La soluzione più rapida parve al momento la costituzione di una società
immobiliare .
Una prima bozza dell’accordo di programma, sottoposta all’attenzione della
Fondazione, ottenne in linea di massima l’assenso a procedere in tale
direzione.
Ma il tempo continua a trascorrere inesorabilmente: solo nella primavera del
1999 si è in grado di comporre un collegio di periti al quale viene affidata la
valutazione dell’immobile sede dell’ex sanatorio “T. Borsalino”
Nel frattempo l’Azienda Ospedaliera indice la gara europea per l’affidamento
della progettazione degli interventi di riconversione dell’immobile (delibera
1276 del 24/6/1999), gara che, a procedimento concluso, vede assegnatario del
progetto un Raggruppamento Temporaneo di Professionisti costituito dagli
Ingegneri Riccardo e Roberto Renacco, Luigi Barbero, Aldo e Sergio Brizio di
Torino.
In data 9 luglio 1999 è possibile per l’Azienda Ospedaliera deliberare (atto n.
1344) la partecipazione alla costituzione di una società a responsabilità
limitata con la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria cui affidare il
compito di procedere alla riconversione dell’ex ospedale “T. Borsalino” in
Centro Riabilitativo polifunzionale, approvando sia lo schema di accordo di
programma da stipularsi con la Fondazione sia la sottoscrizione dei patti
parasociali in ordine ai rapporti intercorrenti in seno alla costituenda
società.
Il 20 gennaio 2000, con rogito Notaio Luciano Mariano di Alessandria,
Repertorio n. 65761, si addiviene alla formale costituzione della
“Borsalino 2000 – Centro riabilitativo s.r.l.”
La società ha per oggetto la gestione di immobili specificatamente
destinati ad attività sanitaria di patologie socialmente debilitanti, previo
loro acquisto, ristrutturazione o acquisizione anche mediante contratti di
locazione.
Lo stesso immobile del Presidio Borsalino, conferito alla Società, sarà,
una volta ristrutturato, affittato all’Azienda Ospedaliera di Alessandria, cui
spetterà, in esclusiva, il compito di gestire tutte le attività sanitarie di
istituto .
Il primo Consiglio di Amministrazione della società, nominato dall’Assemblea
dei soci, viene insediato in data 17 Aprile 2000 ed è così composto:
Dr. Vito Drago, Presidente, Avv. Gian Piero Mazzone, Arch. Luigi Visconti,
componenti in rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria
e Dr. Gian Paolo Cabella, Dr. Giancarlo Forno, Dr. Gianmario Santamaria,
Componenti in rappresentanza dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria;
Dr. Angelo Martinotti, Dr. Alberto Zaio, Dr. Carlo Alberto Ravazzano per il
Collegio Sindacale.
Ad esso il compito di:
-
Accertare il conferimento dell’immobile da parte dell’Azienda Ospedaliera
acclarando le quote di proprietà (62,5% all’A.O. e 37,5% alla Fondazione)
-
Procedere all’aggiudicazione dei lavori mediante gara d’appalto europea
-
Vigilare e gestire l’andamento dei lavori stessi al fine di concludere l’opera
nei tempi previsti.
Nel frattempo, dopo un lungo e travagliato iter necessario per l’ottenimento
delle approvazioni da parte degli Enti titolati: Azienda Sanitaria Locale n.
20, Comune, Vigili del Fuoco, Magistrato del Po, Soprintendenza per i beni
architettonici, Comitato Regionale per le Opere Pubbliche del piemonte, ecc..
il progetto è pronto per l’esecuzione. Esso prevede un importo a base d’asta
per lavori di oltre 12 milioni di €.
La gara europea per l’affidamento dei lavori viene indetta nell’estate 2002. A
conclusione della stessa gara (27/09/2002) risulta aggiudicataria l’impresa
CODELFA S.P.A. di Tortona con un ribasso d’asta che porta ad un importo netto
di circa 8 milioni di €; in data 28/10/2002 si procede alla consegna ufficiale
dei lavori.
Il giorno 8 Maggio 2003 l’Assemblea dei Soci provvede a nominare il nuovo
Consiglio di Amministrazione per il triennio 2003/2005, che viene
insediato il 21 dello stesso mese.
Dopo l’approvazione di una prima perizia di variante per rinvenimenti
imprevisti e migliorie dovute a situazione di degrado accentuatesi nell’ultimo
periodo, per oltre 8 milioni di € si è reso necessario, anche per effetto
dell’emanazione della Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20
marzo 2003, n. 3274, relativa alla nuova classificazione del territorio
nazionale per la definizione delle norme tecniche per le costruzioni in zona
sismica, procedere alla redazione e conseguente approvazione di una nuova
perizia che assicurasse adeguati rinforzi alle strutture dell’edificio, al fine
di resistere alle eventuali sollecitazioni causate da eventi tellurici.
Quest’ultima perizia, che porta l’importo dei lavori ad oltre 10 milioni di €,
ha ottenuto l’approvazione del Comitato Regionale per le Opere Pubbliche per il
Piemonte in data 29 luglio 2003 e la Società può vantarsi di aver dato corso a
procedure che garantiranno, ad opera terminata, la realizzazione di uno dei
pochi Ospedali in Italia perfettamente a norma dal punto di vista delle
protezioni antisismiche !
Attualmente la Società deve vagliare le possibilità giuridiche di attivare
nuove forme di finanziamento per il completamento dell’opera: non sono infatti
ancora finanziati gli interventi di ripristino della Chiesa, della palazzina
direzionale, dell’ex alloggio infermiere che dovrà essere trasformato in casa
albergo per i parenti dei ricoverati, nonché la sistemazione del parco, anche
per gli usi legati al recupero delle capacità motorie dei pazienti in percorsi
cittadini simulati.
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