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Le opere di Ignazio Gardella

Sanatorio  (1929-1936) - Alessandria

Ignazio Gardella si trova a soli ventiquattro anni (e senza ancora la laurea) a gestire il completamento progettuale e realizzattivo del Sanatorio Borsalino, l'ultima opera di suo padre che tuttavia egli critica per l'impianto piuttosto classico. L'intervento, per le parti che ancora lo consentono, è abbastanza radicale e, ispirandosi ai canoni stilistici del coevo razionalismo francese (che prevedono ad esempio il grande pronunciamento dello sbalzo dei balconi o le ringhiere molto razionalistiche e lineari), mette in luce una personalità architettonica assolutamente innovativa, affascinata da elementi di originalità (che poi costituiranno le peculiarità gardelliane) quali la convergenza delle finestre verso gli spigoli delle facciate o le ringhiere delle scale interne con accentuata curvatura continua. Degna di particolare menzione è poi la piccola chiesa del suddetto Sanatorio che può dirsi a tutti gli effetti la prima opera completa e ufficiale. Di questa chiesa meritano di essere considerati in particolare la pianta che ha elementi vari con un'insolita forma di parabola, la torre campanaria che, partendo dal portale centrale, si innalza come semplice traliccio stilizzato e inoltre la bicromia che differenzia il basamento dalla fascia alta della costruzione.

Dispensario antitubercolare (1933-37) - Alessandria

Riconosciuto come una delle espressioni più significative dell'architettura italiana degli anni Trenta e oggi intitolato allo stesso Gardella, il dispensario viene realizzato come presidio di prevenzione di una delle malattia più terribili che il secolo appena concluso abbia conosciuto. L'edificio, destinato a prestazioni ambulatoriali, informazioni, analisi diagnostiche, terapie ed eventuali brevi ricoveri, è pensato dal progettista come un organismo rigorosamente funzionale, ma che al tempo stesso presenti un'immagine "calda" e offra spazi interni accoglienti e luminosi. In esso è evidente la fusione del richiamo alle peculiarità stilistiche gardelliane (quali ad esempio l'uso di materiali innovativi come il vetro-cemento impiegato nella facciata), unita al recupero di elementi che riportano suggestivamente all'ambiente delle antiche case rurali (soprattutto visibili nel grigliato realizzato con mattoni a vista che ricrea nella facciata la sensazione di trovarsi di fronte ai fienili tipici della campagna alessandrina).

P.A.C.  (1947-54) - Milano

Villa Reale a Milano era stata adibita fin dal 1921 a sede della Galleria d’Arte Moderna benchè gli spazi fossero insufficienti ad ospitare le espressioni dell’arte più recente. Accanto a Villa Reale sorge il PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea), progettato fra il 1949 e 1953, ristrutturando le scuderie.Nel 1993 l'edificio fu distrutto in un incendio, innescato da una bomba esplosa a breve distanza.La ricostruzione, basata sui disegni originali del progettista, è stata completata nel 1996.

Casa d'Ercole (1951-53) - Milano

La casa d'abitazione ai "Giardini d'Ercole" si chiama così perchè venne realizzata ai confini del Giardino dell'Arcadia, in prossimità della statua da giardino raffigurante Ercole che uccide il leone Nemeo. Uno degli alberi storici del giardino invadeva con le sue fronde l'area destinata ad ospitare il nuovo edificio. Gardella decise di adattare il suo progetto salvaguardando l'albero, con il  risultato di far passare in un balcone un grosso ramo.

Casa alle Zattere (1953-62) - Venezia

A Venezia, con la Casa alle Zattere sul Canale della Giudecca, Gardella dà una delle sue migliori prove di architetto. La Casa alle Zattere viene definita da Giulio Carlo Argan 'la Ca' d'Oro dell'architettura moderna un capolavoro di virtuosismo stilistico" ed è considerata uno dei più importanti edifici dell'architettura italiana contemporanea.

Mensa Olivetti (1953-59) - Ivrea

Per l'edificio della mensa,la necessità della Olivetti di servire contemporaneamente 2.500 pasti, comportava, come dato di base del progetto,una notevole dimensione planimetrica. Ignazio Gardella adottò una pianta esagonale, che consentiva di aumentare gli scorci prospettici e diminuire l'impatto visivo del volume costruito.L'edificio si articola su tre piani, di cui uno parzialmente interrato.

Facoltà di Architettura (1975-89) - Genova

Il progetto complessivo di Ignazio Gardella, prevede la realizzazione del blocco di nuova costruzione sul sedime delle antiche chiese. Dai primi disegni, del 1975, alle ultime tavole esecutive si arriva al 1989. Il dislivello del terreno è risolto mediante due corpi di fabbrica: il primo, a forma trapezoidale, funge da basamento; il secondo, alto sei piani, si sviluppa in lunghezza e raggiunge la sommità del colle.

Teatro Carlo Felice (1982-90) - Genova

Verso la fine della 2° guerra mondiale il teatro fu distrutto da un bombardamento ed è stato ricostruito e rimodernato solo pochi anni fa. Nel 1980 fu scelto il progetto presentato dagli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella e Angelo Sibilla che costruirono anche un "grattacielo" adiacente dove sono tenuti gli abiti e le scenografie per le diverse opere da rappresentare. L'interno del teatro è stato abbellito con finti balconi come quelli che si possono ancora vedere nelle case della città vecchia vicino al porto. L’acustica è perfetta grazie al rivestimento delle pareti con una pietra particolare che rifrange il suono fino alle file più alte di palchetti.